Luca's profile"...what Lucaleo sang......PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
"...what Lucaleo sang...""..I sat upon the shore fishing, with the arid plain behind me. Shall I at least set my lands in order? - These fragments I have shored against my ruins.." (T.S. Eliot, The Waste Land) |
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Cosa si ascolta?
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July 02 Di nuovo in corsa Alla fine del pendio inizia la scalata più ardua, quella che dolcemente -ma con insistenza- ci richiama a casa. Ed a casa si torna, perchè ogni vagare è concentrico e geometrico, addirittura schematico checchè se ne dica. Si torna diversi e si trova una diversa casa, cambiano mondo e persone ma mai in modo prevedibile, mai scontato, mai banale. E' la giostra della vita che continua a danzare. Mi lascio alle spalle un campo strano. Stranissimo, per certi versi, e sebbene ciò che è strano mi attira per definizione, provo uno strano sentimento di vincolante repulsione che ancora sopravvive alla prova del tempo. Mi restano flash isolati: un cancello col lucchetto da scassinare con la sega e il martello; un'intrusione furtiva attraverso l'angusta finestra; un pampero, un riziero e una margherita (se così si scrivono); una "terra che sta a metà tra Inferno e Paradiso, perchè la vita è sia una pena, sia un regalo"; una nuvola attraversata dal di dentro; un contenitore che vola in frantumi; il cuore allargato dalle bianche voci di chi canta per il solo piacere di cantare; una rapida ma significativa carezza, ed un'altra ancora; un guerriero che attende la corona di giustizia dopo aver combattuto la buona battaglia ed aver mantenuto la fede; uno, due, tre, dieci, cento urli; le poesie sul ghiaccio ed altro ancora... E due immagini al ritorno a casa. -Entrò nel bagno e fissò l'orologio appeso alla parete. "Ci risiamo" pensava, "questo va ancora per conto suo". Si tolse la maglietta e la lasciò cadere accanto alla doccia. Nel frattempo, la sua mente correva. Pensava che in fondo, arrivati ad un certo punto, certi orologi riconquistano la sincronia col tempo: a forza di accumulare ritardo, si rimettono in carreggiata e paiono precisi. "E chissà che non sia più facile correggersi con cinquantanove passi avanti piuttosto che con un solo passo indietro", si diceva.- -Scavalcarono il cancello di metallo verde e si ritrovarono all'interno della casa. Si, era come essere stati via solo per qualche minuto, sebbene non vi avessero messo piede da più di un anno. Ma ora non c'era tempo per sfamarsi con indulgenti memorie: la folla silenziosa premeva al di là della barricata, le borse in spalla. Ed allora lanciarono un grido verso la casa: la voce si attutì sul tappeto di foglie che ricopriva il sentiero, per poi spegnersi tra i rami degli alberi sonnolenti. Fu allora che lo videro: l'uomo blu scivolò semplicemente fuori dal boschetto, quasi al limite del loro campo visivo. I due lo scrutarono per qualche secondo, poi si scambiarono un'occhiata interrogativa. Ma ne fu necessaria un'altra: l'uomo non era solo. June 21 Tagliato il nastro E correre, giungere Il fine, rivolgersi Indietro, per poi dire "E' già tutto qui?" June 20 T.S. Eliot, "Gerontion" - traduzione liberaNon ti appartengono nè la giovinezza nè l'età tarda Ma è come se sonnecchiassi dopo pranzo E le sognassi entrambi Eccomi qui, un uomo vecchio in un arido mese, Letto da un ragazzo, in attesa della pioggia. Io non ero nè ai cancelli infuocati Nè combattei sotto la calda pioggia Tantomeno lo feci col ginocchio piantato nella palude, sollevando la daga, Morsicato dalle mosche. La mia casa è una casa in rovina, E l'ebreo s'accoccola al davanzale, il padrone, Generato in qualche trattoria d'Anversa, Coperto di vesciche a Bruxelles, straccione e spiantato a Londra. La capra tossisce di notte nel campo retrostante; Rocce, muschio, gramigna, ferro, escrementi. La donna si occupa della cucina, prepara il te, Starnutisce di sera, frugando nello scolo gocciolante. Io un uomo vecchio, Una testa ottusa tra spazi ventosi. I segni vengono presi per miracoli. "Vogliamo vedere un segno!" La parola nella parola, incapace di dire una parola, Fasciata d'oscurità. Quando l'anno era giovane Venne Cristo la tigre Nel maggio depravato, corniolo e castagno, con alberi di Giuda in fiore, Per essere mangiato, per essere spartito, per essere bevuto Tra i sussurri; da Mr. Silvero Con mani carezzevoli, che a Limoges Camminò tutta la notte nella stanza accanto; Da Hakagawa, inchinato tra i Tiziano; Da Madame de Tornquist, che nella stanza oscura Spostava le candele; da Fraulen von Kulp Che si volse al salone, con la mano sulla porta. Vuote spole Tessono il vento. Io non ho fantasmi, Un uomo vecchio in una casa ventosa Sotto un gomitolo d'aria. Dopo una tale conoscenza, cos'è il perdono? Ora penso Che la storia ha molti passaggi segreti, corridoi tortuosi E uscite, che ci inganna con ambizioni appena sussurrate, Che ci guida con le vanità. Ora penso Che essa è generosa quando siamo distratti E ciò che dà, lo dà con confusioni tanto compiacenti Che il dono affama la richiesta. Essa dà troppo tardi Ciò in cui non si crede, o se ci si crede, Solo nella memoria, come una passione rivista. Essa dà troppo presto A mani fragili, ciò che si pensa possa essere dispensato Finchè il rifiuto amplifica la paura. Penso Che non ci salveranno nè la paura nè il coraggio. Vizi innaturali Provengono dal nostro stesso eroismo. Virtù Ci sono imposte dai nostri crimini impudenti. Queste lacrime sono scosse dall'albero dell'ira. La tigre balza nell'anno nuovo. Ci divora. Penso, alla fine, Che non siamo giunti a conclusione, quando io M'intorpidii in una casa affittata. Penso, alla fine, Di non aver fatto tutto ciò senza uno scopo Nè perchè costretto Da demoni retrogradi. Riguardo ciò, onestamente, ti vorrei rispondere. Io che ero presso il tuo cuore ne fui scacciato Così perdendo la bellezza nel terrore, il terrore nella ricerca. Ho perduto la mia passione: perchè conservarla Se ciò che si conserva viene contaminato? Ho perso vista, olfatto, udito, gusto e tatto: Come potrei usarli per esserti più vicino? Essi, con mille decisioni insignificanti Prolungano il profitto del loro delirio ghiacciato, Eccitano la scorza, una volta raffreddato il senso, Con salse piccanti, moltiplicano la varietà In un deserto di specchi. Cosa farà il ragno, Sospenderà le sue operazioni, e l'arcolaio Indugerà? De Bailhache, Fresca, Mrs. Cammel, vorticavano Al di là dell'orbita dell'Orsa tremolante In atomi infranti. Gabbiano controvento, nei ventosi pertugi Di Belle Isle, o svelto su Horn, Piume bianche nella neve, i richiami del Golfo, Ed un uomo vecchio guidato dagli Alisei In un angolo di sonno. Padroni di casa, I pensieri di un cervello arido in un'arida stagione. T.S. Eliot, "Portrait of a lady" - traduzione liberaTu sei reo - Di fornicazione: ma accadde in un altro paese, IE oltre tutto la ragazza è morta. L'ebreo di Malta Tra il fumo e la nebbia d'un pomeriggio di dicembre Lasci che la scena si sistemi da sola - così come sembrerà - Con un "Ho riservato per te questo pomeriggio"; E quattro ceri nella stanza oscura, Quattro anelli di luce sul soffitto sopra di noi, Un atmosfera da tomba di Giulietta Pronta per tutte le cose da dire, o lasciate non dette. Siamo stati, diciamolo pure, ad ascoltare l'ultimo polacco Che ci ha trasmesso i Preludi, attraverso i capelli e i polpastrelli. "Così intimo, questo Chopin... Credo che la sua anima Vada resuscitata solo tra amici Non più di due o tre, che non tocchino di certo Il bocciolo stropicciato nelle sale da concerto." - E così la conversazione scivola Tra banalità e e rimpianti trattenuti con cura Tra leggeri toni di violini Mescolati con lontane cornette Ed inizia. "Tu non sai quanto significhino per me, i miei amici, E quanto raro, quanto raro e strano sia, trovare In una vita fatta di così tante, così tante stranezze e così tanti scopi, (Perchè davvero non mi piace per niente.. lo sapevi? non sei cieco! E quanto sei acuto!) Trovare un amico che abbia queste qualità, Che abbia, e conceda Le qualità sulle quali poggia l'amicizia. Quanto significa per me che io ti dica tutto ciò - Senza queste amicizie - che incubo la vita! Tra i volteggi dei violini E le ariette Di stridule cornette Nella mia testa inizia un sordo tam-tam Che martella assurdamente un suo stesso preludio, Capriccioso monotono Che è alla fine una sorta di "nota falsa". - Andiamo a prendere aria, in un viaggio di tabacco, Ammiriamo i monumenti, Discutiam gli ultimi eventi, Rimettiamo i nostri orologi con quelli pubblici. Poi sediamoci per mezz'ora e beviamo le nostre birre. Ora che i lillà in fiore emettono fragranza Lei tiene un vaso di lillà nella sua stanza E ne contorce uno tra le dita, mentre parla. "Ah, amico mio, tu non lo sai, non puoi capire Cosa sia la vita, tu che la tieni tra le mani"; (Mentre torce lentamente gli steli dei lillà) "Tu la lasci scorrere via da te, la lasci scorrere, La gioventù è crudele, non ha rimorsi, Sorride alle situazioni che non può vedere." Sorrido anch'io, naturalmente, Mentre continuo a bere il tè. "Eppure con questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano La mia vita sepolta, e Parigi a primavera, Mi sento immensamente in pace, ed in fondo trovo che sia giovane e meraviglioso, il mondo." La voce torna simile all'insistente stonatura D'un violino scordato in un pomeriggio d'agosto: "Io sono sempre sicura che tu capisci I miei sentimenti, sempre sicura che lo senti, Sicura che mi tendi la mano oltre l'abisso. Sei invulnerabile, non hai tallone d'Achille. Andrai avanti, e quando avrai trionfato Potrai dire: è qui che molti hanno fallito. Ma io cosa ho, cosa ho mai, amico mio Da poterti dare, cosa puoi ricevere da me? Soltanto l'amicizia e la simpatia Di chi sta per giungere alla fine del viaggio. Resterò seduta qui, a servire il tè agli amici..." Prendo il mio cappello: come potrò, codardo, ripagare Ciò che lei ha detto a me? Mi vedrete nel parco, tutte le mattine A leggere i fumetti e la pagina dello sport. Noto in particolare Una contessa inglese che sale sul palco. In un ballo polacco, un greco assassinato, Un altro evasore fiscale ha confessato. Mantengo il mio contegno, Rimango padrone di me stesso Tranne quando un pianoforte di strada, meccanico e stanco Ripropone qualche antico canto Tra il profumo del giardino di giacinti Che richiama cose da altri desiderate. Ma queste idee sono giuste o sbagliate? III Discende la notte d'ottobre; tornando come prima Se si esclude un sottile senso di malessere Salgo le scale e giro la maniglia della porta E mi pare d'essere salito sulle mie ginocchia. "E così vai all'estero; e quando tornerai? Ma è una domanda inutile. Difficilmente saprai quando tornare, Troverai mille cose da imparare." Il mio sorriso cade pesantemente in mezzo al bric-à-brac. "Forse mi potrai scrivere." Il mio autocontrollo s'infiamma per un secondo; E' questo, ciò che mi aspettavo per davvero. "Ultimamente me lo chiedevo spesso (Ma i nostri inizi non non conoscono mai la fine!) Perchè non siamo diventati amici." Mi sento come uno che sorride, e girandosi Nota improvvisamente la sua espressione in uno specchio. Il mio autocontrollo cola giù; siamo davvero nelle tenebre. "Perchè l'avevano detto tutti, tutti i nostri amici, Erano tutti sicuri che i nostri sentimenti si trovassero Così intimamente! Quanto a me, anch'io capisco a fatica. Ora è da lasciare al fato, il nodo. Mi scriverai, ad ogni modo. Può anche darsi Che non sia troppo tardi. Resterò seduta qui, a servire il tè agli amici." E io devo utilizzare ogni mutevole forma Per trovare l'espressione... Ballare, ballare Come balla un orso, Strillare come fa un pappagallo, Rumoreggiare come una scimmia. M andiamo a prendere aria, in un viaggio di tabacco - Bene! E se un pomeriggio lei morisse, Un pomeriggio grigio e fumoso, una sera gialla e rosa; Se lei morisse e mi lasciasse qui seduto, con la penna in mano Con il fumo che vien giù dai tetti; Assalito dal dubbio, per un pò Senza sapere cosa provare o se capisco Se sia saggio o folle, in ritardo o in anticipo... Alla fine di tutto, lei non avrebbe la meglio? Questa musica trova il suo compimento in un "morendo" Proprio ora che parliamo di morire - Ed io, io avrei il diritto di sorridere? June 18 Nota d'attualità a libero uso e consumo Probabilmente è la suggestione del momento, il variopinto contributo
offerto dal palcoscenico del reale, ma pare comunque il caso di
esprimere in due righe un'ardita (ma forse neanche troppo) associazione
tra l'attuale temperie socio-politica e l'età Imperiale di Roma. Sia
chiaro: una similitudine completa è impossibile, chè lo spettro
dell'anacronismo sta sempre dietro l'angolo; tuttavia ci sono delle
linee di preoccupante corrispondenza, degne di essere menzionate.
Almeno una. Si parlava di elegia a Roma, di produzione poetica quasi "cifrata", codificata in un sistema di contenuti all'apparenza retorici ed innocui: pensiamo a Properzio, pensiamo a Tibullo, pensiamo a Orazio. Si rifletteva sui molteplici "specialisti del nulla" sfornati dal Principato: i vari Apicio e Columella, versati in gastronomiche ricerche. E si faceva due più due. Perchè parlare per codici? Perchè trattare cose "altre" come la cucina? La risposta rasenta il banale: perchè non si poteva parlare. Perchè al "sistema" (che è termine tanto usato quanto abusato da mezzo secolo a questa parte) non piacciono le voci che stridono, perchè il direttore d'orchestra malsopporta le note fuori tema. Ed allora le soluzioni sono due: o parlare per metafore, per associazioni quasi "metafisiche" (prendendo in prestito il termine dalla poesia del '500 inglese di Herbert, Marvell e Donne), o parlare d'"altro" - non importa di cosa, ma basta che non dia fastidio. Perchè si sa, gli intellettuali devono pur mangiare, e la loro sopravvivenza è direttamente proporzionale alla soddisfazione del "datore di lavoro", del Mecenate - o meglio dell'Augusto - di turno. Perchè è ovvio, fintanto che la plebs si anestetizza con "panem et circenses" nessuno muoverà un dito, nessuno avrà interesse ad alzarsi in piedi per uscire dal grigio gregge. Perchè Tacito era uno - e solo - a dire che la decadenza dell'oratoria e della società non era imputabile agli insegnanti poco validi (e quanta attualità anche in questo!), bensì alla mancanza della libertà di espressione. Per dirla come la penso, trovo che tutto ciò sia molto attuale, anzi troppo. Resto senza parole di fronte ai vari bavagli che stanno piovendo giù a catinelle: i canali mediatici otturati, condizionati ed allineati; l'impossibilità di attingere ad una fonte di informazioni che sia limpida ed attendibile; l'ovatta, i tamponi, la sabbia ed il fango che ci impediscono di vedere e di ascoltare, di sentire e di capire. Che baratro che ci si prepara davanti! Si viene tacciati di "complotto", manovrato addirittura da entità internazionali. Anche qui un curioso richiamo: pare venga evocata l'atmosfera di certa guerra fredda d'ambiente statunitense, dove l'identificazione di un comune "Avversario" diveniva perfettamente funzionale alla finalità diversiva. Come a dire: il nemico è là fuori, armatevi e partite, di qui non vi preoccupate che tengo tutto sotto controllo. Altrettanto curioso anche il legame con l'Orwell di 1984 ed il suo "Nemico", cui erano quotidianamente tributati i minuti dell'Odio. Perchè l'azione è spudoratamente diversiva: ci vengono gettati metri cubi di fumo negli occhi, e se non piangiamo è perchè apposite mani ci solleticano sgarbatamente. E, ridendo, crediamo di essere felici, crediamo davvero di voler ridere. Il problema è che ogni tanto (molto spesso, in verità) esce fuori qualcuno che di ridere non ha più tanta voglia. Come gli Abruzzesi a Roma, solo per fare un esempio. E se questa è la linea, se questa è la corrente che tira, se questo è ciò che "vogliono-che-si-faccia", allora preferisco avere un sindaco "non allineato" piuttosto che uno che promette un solido legame con l'attuale presidenza, tanto per essere chiari. Per fortuna (e "per adesso", aggiungerei) c'è ancora modo di far passare l'informazione, ci sono canali non controllati, ci sono vie non succubi dello strapotere imperante. Nonostante ciò, l'indignatio è davvero grande, quasi terribile, profondissima, per un panorama che si tinge di toni sempre più tristi e vergognosi. Che tristezza essere la barzelletta del mondo! L'unica cosa che ci resta da fare è mantenere sempre desta l'attenzione ed essere critici critici: non per partito preso, non per ostruzionismo. Semplicemente per non cadere nelle numerose trappole che quotidianamente incontriamo leggendo un giornale o ascoltando un tg. Usiamo internet, che ancora può fregiarsi di credibilità. E chissà cosa sarebbe successo se anche in età imperiale avessero avuto la rete informatica... June 15 Lasciando Perugia C'è qualcosa di dolce e triste insieme nel guardare questa borsa rigonfia, quest'ultima scialuppa che riporta a casa gli estremi reduci della cattività perugina. Una prigionia dorata, forse, ma pur sempre di prigionia si tratta. C'è qualcosa di umoresco e risibile nell'imbracciare quest'ombrello a scacchi, una sfida sfacciata al cielo terso splendente di luce. Forse ho posato per l'ultima volta lo sguardo su luminosità private, ho beneficiato di riservatezze d'ombra appena prima della fine. Ma così è, che vi paia o no. The road goes ever on, la strada continua. E continua verso me stesso, poichè il tempo sfronda ciò che non ci appartiene, toglie di mezzo tutto quello che, tenacemente, ci si è aggrappato addosso; sia chiaro, non senza dolore. Ogni giorno racchiude una perdita e un guadagno, contiene tante ricchezze quante immondizie. E si va, si va... si va avanti perchè le luci del porto iniziano a baluginare tra la foschia, mentre la collezione di tasselli rinasce quotidianamente a nuovo ordine. Si va verso un gorgo sfavillante e terribile, poichè conoscere se stessi è l'avventura più bella e pericolosa che si sia mai vista sotto il sole. Tutto sommato, poi, non c'è neanche bisogno di dannarsi l'anima: l'unico modo per riuscire a trovare qualcosa di introvabile è smettere di cercare. June 14 T.S. Eliot, "A Lyric" - traduzione libera Se "Tempo e Spazio", dice il Saggio, "Son cose che non sono", Il sole col suo eterno raggio Non guarda noi dal trono. Allora, Amor, perchè pregare Un secolo di vita? Farfalla un giorno può vantare Come vita infinita. Ti diedi fiori e già brillava Rugiada sulle viti; Al fiore l'ape svolazzava E sono già appassiti. Così, di fretta, ancor cogliamo Senza pianti accorati, E se d'amor pochi dì abbiamo Ch' almeno sian dorati. June 05 Fermo immagine Guardo il baratro davanti e dietro e lancio un urlo che non ha voce. E' questo il suono della disperazione? O forse è solo un incubo notturno, in attesa che torni l'alba a riscaldare il mondo. Ma quale che sia, in fondo, non conta: scire non datur. June 04 Quando le sere al placido Archiviata la prima pratica universitaria estiva, c'è subito modo di tornare allo scrivere buono, alla confessione di fronte allo specchio: è il momento in cui, passata la tensione della prova, ci si volta indietro con fare pacato, delicato, pronto ad ascoltare tutte le piccole anime di ciò che è stato sorpassato. Scrive Caproni: Di questo, sono certo: io son giunto alla disperazione calma, senza sgomento. (Congedo del viaggiatore cerimonioso) Mi siedo e mi guardo alle spalle. E vedo.. quante cose vedo? C'è una felicità tenue nel radunare le suppellettili che sono state chiamate "casa" per un certo tempo. C'è una gioia composta nel riaprire cassetti da tempo serrati, nel trovarci cose mai utilizzate ma la cui presenza silenziosa è stata motivo di sicurezza, è stata chiave di tranquillità. Ed ora tutte queste cose vengono via con me, perchè la mia casa è ovunuqe io vada, purchè ci siano cassetti da non aprire se non per portare di nuovo tutto via. C'è anche una corrente nuova, che dialoga col vento e dal vento si fa trascinare via, come in una passeggiata al tramonto d'estate, quando tutto sembra d'oro. Ci sono statue d'indifferenza, sentieri di placidità, rigagnoli d'attenzione che trasudano dalla pelle riarsa e si gettano -finalmente- lontano. C'è il sogno mai realizzato e mai sopito di poter tenere tutto qui, nel palmo di due mani socchiuse, nello spazio mistico che è immagine del dono. C'è l'utopia dell'ordine. Anzi no, c'è la sete dell'ordine, l'umanissima richiesta di qualche inumana scienza, del segreto che governa le cose senza toccarle, della chimica di Dio. Ma è dura abbeverarsi dall'impervia Ippocrene se c'è ancora da togliere il maledetto fango dalle ginocchia. Detto ciò, c'è anche la crescente fede in un futuro che mi si sta ritagliando su misura, anche se non so bene come: ma accade, sta accadendo, continuerà ad accadere. E tutto sommato non vedo l'ora di arrivarci, non vedo l'ora di crescere, non vedo l'ora di trovare il mio posto, alla perenne ricerca del luogo naturale tutto mio e mio solo. Perchè so che da qualche parte esiste il mio fulcro di corresponsione. In attesa di tutto ciò, candidamente consapevole dei miei limiti e delle mie stravaganze, mi inchino dinanzi allo specchio e vado a riposare. "per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento Valentina non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento Valentina non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento per esempio non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento Valentina Valentina Valentina non è vero non è vero Valentina non è vero" May 31 Le radiose giornate di Maggio Di Maggio le giornate Radiose son (già) passate! Ed io non l'ho cantate.. May 30 Ode to Corso Tacito's wind Sia lode al vento, che passa e cambia e fa cambiare. Scivola via il vento, come scivolano via queste immagini, perchè questa è la loro natura: la corsa delle righe ce le porta davanti agli occhi, ce le sbatte un attimo in faccia e poi le porta via, pietosa. Pietosa di sè, della dignità dello scrivere, dell'umanità della parola. Sì, perchè la parola è mezzo umano ed umano fine; è ponte che si arrischia coraggioso nel regno del vuoto, è lume che sfida la notte del caos. La parola è pietà, è pietas, è obbediente. Pietosa. Pietosa insania che fa cari gli orti/de' suburbani avelli alle britanne/vergini. Ed anche Nozze e tribunali ed are/diero alle umane belve esser pietose/di se stesse e d'altrui. La parola è pietosa perche obbedisce, è pia. E' Enea che passa senza sceglierlo: passa e basta. Le parole non si scelgono: vengono (o non vengono) e basta. Ed il vento le spinge, le fa andare, come le foglie che pur essendo cadute a terra non trovano riposo ma partono subito, dirette verso un altrove qualsiasi. Le parole sono strumenti divini, e spesso ce ne dimentichiamo. Troppo spesso. "Verrà il giorno in cui il guerriero virtuoso affronta una battaglia che non può vincere. E saluterà quel giorno come ha sempre fatto con tutti gli altri." "[...] compito che è quello di mediare tra stato originario del testo e lettore, di fare lui da solo una gran fatica per risparmiarla agli altri." Ed anche oggi ho scritto cose che non c'entrano niente con quello che volevo scrivere. Anzi no, non c'entrano niente con quello che penso. Ma quello che penso non ha ancora modo di partorire parole. E' pensabile, ma non dicibile. Ma ha già una sua propria forma. E la lotta continua, perchè alla fine io la letteratura francese la studio ancora, e mi piace pure, quindi rispolverare la lingua per una giusta causa si potrebbe. Si potrebbe eccome. Nel frattempo, antenne tese in attesa dei segnali. May 27 Molte cose e la metà di molte cose Abbè! E qui cos'è successo? Dieci giorni senza scrivere?? Eh si, questo caldo improvviso (dovuto all'anticiclone africano, come mi è stato spiegato da un esperto) sta lasciando un profondo segno un pò su tutto! Anche perchè, effettivamente, di cose ne sono successe tante, di tutti i colori. Ma questa, in fondo in fondo, non è precisamente una novità. Una novità, invece, è che oggi mi autoassegno 10 punti-stile per aver passeggiato a Perugia con i pantaloncini della Ternana: per salire al prossimo livello devo ancora intonare "Me pizzica me mozzica" sulla corsa del Minimetrò che va dal centro a Pian di Massiano. Ma come dice Eliot? There will be time, ci sarà tempo. Anche per questo. Un'altra novità è che ho confermato -e confermo di minuto in minuto- la mia natura eterogenea e varia: io sono molte cose e la metà di molte cose. Circa un anno fa lo dicevo con l'amaro nel cuore, con la rabbia dentro, con la crudele speranza di un uomo che vuole correre ma che è condannato alla paralisi. Adesso lo riconosco nello specchio che ho costruito con tutti i frammenti raccolti qua e là, con tutte le mie oggettivizzazioni, con tutto ciò che era necessario. E mi specchio, e mi vedo quale sono, ed abbraccio di slancio il mio caleidoscopico essere. Credo che se qualcuno avrà bisogno di cercarmi dopo che me ne sarò andato, farà fatica a trovarmi in un solo luogo. Troverà miei frammenti sparsi qua e là, mai a caso, ma comunque mai completi (ed anche lì, in quei luoghi della mia personale età dell'oro, anche lì riposa tranquillo un pezzo di cuore). Per ricompormi, questo fantomatico pellegrino dovrà annusare i miei profumi che aleggiano in luoghi diversi; dovrà scambiare i miei stessi sorrisi con le persone che avranno letteralmente "fatto" la mia esistenza; dovrà andare ed anche tornare sui suoi passi, perchè il mio percorso (come quello di tutti) non è lineare, non è semplice, non è banale. C'è anche un'altra novità, che come la verità è figlia del tempo, e non potrebbe essere altrimenti. Una doppia verità, una verità che affermandosi ne implica un'altra. Un corollario (e quant'è vero che mi manca matematica..!). C'entra sempre l'età dell'oro, che tra l'altro al momento è papabile oggetto di tesi di laurea, poichè avendone delineato i confini sono ancora più vicino a comprenderne la natura. E' lo spazio del "C'era una volta", che nel mio caso diventa "Ci sarebbe stata una volta". Lontano, sempre più lontano, al limite dell'alienante. Ma lo spazio non annulla completamente le forze attrattive, casomai le riduce, le assottiglia, ma mai le annulla. Per quanto assumano valori trascurabili, queste non sono mai uguali a zero. E c'è voluto tempo per rintracciare questo filo sottile ma tenace, resistente, refrattario all'usura cui vanno incontro le cose del mondo: l'ho visto, l'ho seguito ed ho capito dove portava, dove porta tutt'ora. Ed è lì che si trova la mia ipotetica età dell'oro, lì che i miei castelli mentali trovano tempo e spazio. Quella è la patria del sogno: e chissà che, in un'altra vita, io non ci sia effettivamente nato e cresciuto. Questa labile acquisizione mi porta a sistemare l'altra verità, che dice così: adesso anche il tuo tassello è sistemato. Perchè forse non è bello fare confronti, ma probabilmente è utile, perchè tutto è in relazione con tutto, e la complessità del reale si può approcciare solo concependo un sistema altrettanto complesso, stratificato, vario. La rete di Calvino, per intenderci. Quindi il succo è questo: il tuo tassello non può reggere il confronto (almeno per adesso), perciò va posizionato in quella parte del mosaico già occupata da altri pezzi, non dissimile da tanti altri. Insomma, ad oggi non puoi avere un posto privilegiato. E forse, tutto sommato, è meglio che sia così. May 16 Testamento del piccolo servo dell'Equilibrio "..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia, perché
mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista". Sono un piccolo servo dell'Equilibrio, l'ho sempre pensato e lo penso sempre di più, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto che passa. Ho superato le prove, perchè non è facile tifare per l'arbitro quando il resto del mondo si divide tra le due squadre in campo. Ma non capivano che anche essere "super partes" significava prendere posizione, schierarsi, scegliere. Non capivano che l'Ordine e l'Equilibrio richiedono un giusto prezzo, perchè ad ogni rinuncia corrisponde una contropartita considerevole, e rinunciando al particolare riuscivo ad abbracciare l'universale: è il solo sistema che io abbia mai trovato. Ho rinunciato al partito, ma ero comunque un partigiano, perchè parteggiavo per un ideale. Credevo nell'uguaglianza di tutte le persone, non solo davanti a Dio, ma anche davanti all'uomo. Credevo davvero che al di là del torto e della ragione, al di là degli schieramenti e dei gruppi, al di là delle canoe e dei muri ci fossero soltanto esseri umani come me, come me vivi, che come me pensavano, ridevano, restavano senza fiato davanti alla pioggia con il sole. Vedevo individui coraggiosi: non lo stesso coraggio per tutti, ma ognuno con il suo coraggio, perchè -tanto per fare ciò che facevano quanto per non fare ciò che non facevano- dovevano averne una qualche scorta segreta. E perchè effettivamente, al giorno d'oggi, nessuno veramente fa qualcosa, ma tutti proviamo a fare. Per vivere, qualunque sia la vita, ci vuole fegato. Ho sempre stimato la tranquillità in massimo grado, l'ho sempre anteposta a tutto, tranne nei casi in cui le mie azioni e i miei pensieri ne richiedevano un temporaneo sacrificio. Ho sempre stimato la tranquillità degli altri, affinchè gli altri sapessero quanto stimassi la mia -e non mi vergogno di dirlo. A coloro che verranno, e che forse stanno già arrivando, lascio il sogno di una vita al servizio dell'Equilibrio, radicata sull'utopia di una realtà ordinata, sul profumo del cosmo. Lascio l'esperienza di una milizia al di là delle file terrestri, al di sopra alle contese terrene, comandata direttamente dal rispetto, dal dovere e dall'onore. Lascio la speranza, mai appagata e mai spenta, di essere compreso: non per l'importanza della mia figura, ma per quella del mio compito, della mia missione. Lascio un libro letto per metà ed uno da scrivere, semplicemente abbozzato. E lascio il silenzio dell'assenza, intrappolato tra l'eterno ascolto delle onde e la leggera mano con la quale il vento carezza i verdi prati. Al di là della chimica L'idea è questa: c'è una chimica al di là della chimica. Passata la cortina del normale, sbucciata la crosta del sensibile, c'è tutto un altro mondo che danza nell'aria, che si diverte ad ingigantire ed a complicare l'esperienza terrestre, il vissuto umano, il nostro mondo. Al di là della chimica, ce n'è un'altra. Non basata su atomi e molecole, o almeno non per come li intendiamo noi: perchè anche questa chimica seconda (che forse meriterebbe di essere chiamata chimica prima) gioca con i legami, smonta e rimonta i più diversi mosaici, e le sue leggi sono ferree, durissime, inappellabili. "Ita est, ita esse debet". Non si sfugge alla chimica terrestre, figuriamoci a quella metaterrestre: una rete invisibile e tenace, che tutti ci avvolge e tutti ci sistema, tutti ci prende e ci porta in osservanza del suo codice immutabile. C'è una chimica al di là della chimica. Così come c'è una logica al di là della logica. E spesso tutto ciò cade nell'etereo calderone delle "illusioni", di quelle sostanze che ci sono ma non si vedono, che neghiamo pur avvertendole. "Quare id faciam - fortasse requiris. Nescio sed fieri sentio": e Catullo le avvertiva eccome, e dava loro un nome. Perchè il vero mistero del mondo è l'invisibile, non il visibile, non la smodata corsa verso un regale aspetto o un'aurea cornice. "La forma diventa sostanza", mi diceva. Forse è per questo che oggi siamo stanchi di forme vuote, di "hollow man", nauseati da una vita che si riduce ad avere una "shape without form" articolata su "gesture without motion". Come a dire che i nostri contorni, quelli che ci delineano, non sono più una vera forma, non inquadrano più niente. Come a dire che il nostro patetico gesticolare è privo dell'intenzionalità del movimento. Alienante, davvero atmosfera da Unreal city. Tutto ciò ha una semplcie ragione: l'uomo ha preferito tramandare ai suoi figli solo la sterile bellezza del rito, senza corredarlo del significato da cui lo stesso rito prende linfa vitale. Perchè? è domanda fuori moda. Il mondo gira per inerzia, ma l'attrito ha già iniziato a frenarne l'impulso. E se così è, capisco bene come sia normale accontentarsi della chimica e della logica quotidiane: tanto, in un modo o nell'altro, c'è sempre qualcuno che pensa a quello a cui non pensi tu. Fidarsi di questo qualcuno? Triplice fischio May 14 Tributo a Eugenio Montale - Parte 1 "I limoni", da Ossi di seppia Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto tra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni. Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall'azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell'aria che quasi non si muove, e i sensi di quest'odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta. Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l'ora dei limoni. Vedi, in questi silenzi in cui le cose s'abbandonano e sembrano vicine a tradire il loro ultimo segreto, talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di Natura, il punto morto del mondo, l'anello che non tiene, il filo da disbrogliare che finalmente ci metta nel mezzo di una verità. Lo sguardo fruga d'intorno, la mente indaga accorda disunisce nel profumo che dilaga quando il giorno più languisce. Sono i silenzi in cui si vede in ogni ombra umana che si allontana qualche disturbata Divinità. Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta il tedio dell'inverno sulle case, la luce si fa avara - avara l'anima. Quando un giorno da un malchiuso portone tra gli alberi di una corte ci si mostrano i gialli dei limoni; e il gelo del cuore si sfa, e in petto ci scrosciano le loro canzoni le trombe d'oro della solarità. May 10 Una Penelope da ringraziareE allora andiamo, io e te,
al di là delle rovine coronate d'erica
oltre la siepe ed oltre ancora;
guardiamo in faccia la natura
delle cose, cogliamo la gemma
prima che arrivi Inverno.
Poichè già fugge il tempo reo
e s'indora ogni meriggio;
ma finchè c'è dato modo
riflettiamo e ritorniamo
sui passaggi, sulle orme
che alle spalle ci lasciammo.
V'era luce, e fu mattino,
tra le muse e il dolce canto
c'eran suoni d'altro mondo
d'altra riva, d'altra vita;
c'era tempo per pensare
per esporre 'l volto ai venti
per lasciar vagar la mente
su ciò ch'è bello tacere.
Rosso fuoco fu 'l tramonto
che sbiadì con un sussurro
come un debole respiro
destinato a trovar pace
sol tra braccia consuete
mentre gli altri, tutt'intorno,
ripulivano le lenti
troppo stanchi per vederle.
Elegante venne sera
calda e sobria come Estate,
perchè sa d'essere attesa,
ciò che è serio non le piace;
mandò sbuffi d'aria buona
mescolati a greve fumo,
leggerezza avea nel fiato;
delle stelle fu il richiamo.
Ed infine, passata la clessidra
trascorsa tutta la sabbia, granello per granello
trovo sempre un sassolino -c'è sempre
un sassolino, che crina la melodia
che impazzisce il cervello e che lo riporta
indietro, con una leggiadra capriola
maledetta.
C'è sempre qualcosa da sistemare
alla fine del giorno, quando le tende
danzano al tempo di silenziose melodie
estive, c'è sempre un nodo da ricucire
o da strappare.
C'è sempre una Penelope da ringraziare.
May 09 Memorie romane02/05/09
h. 01:09
Sembra di essere precipitati sull'isola, sembra di esserci ritrovati improvvisamente qui ad accaparrarci il necesario per la notte. Ed è bello scrivere finalmente senza timore che la terra tremi, è bello poter poggiare su qualcosa di stabile, che non vacilli. Ma per quanto durerà?
Forse siamo i testimoni dello sfacelo, forse siamo davvero i traghettatori di questa infausta fase... Forse la nostra essenza è davvero il crepuscolo, il ripiegamento su noi stessi, il declino. Ma, quale che sia la ragione, adesso siamo qui e la nostra presenza è importante in sè e per sè.
Quanto al resto... che dire? Ho messo in moto un meccanismo del quale devo quantomeno rendere ragione. Due cose mi si presentano davanti, due strade ho da percorrere. Devo continuare ad alimentare il motore con il suo legittimo sostentamento, oppure devo degnamente spegnerlo. Mah... Speriamo bene, speriamo bene... Perchè le differenze sono tante, e la ruota del tempo non può essere forzata oltremodo.
La pazienza e la comprensione mi varranno una risposta alle domande che cullo addormentandomi...
03/05/09
h. 00:25
Direi che ormai la scelta è stata compiuta: non direttamente da me, ma è stata comunque compiuta. E la scelta dice: "bisogna spegnere degnamente il motore". Quindi occorre "accompagnare tra i flauti il cadavere di Utopia", ed occorre farlo con classe. Non la classe "pura", quella cristallina e argentata di chi è davvero magister elegantiae, ma la mia classe, la classe che risponde soltanto -volano banane- alla mia coscienza, alla mia etica, al mio equilibrio interiore, una delle cose più preziose che ancora mi rimangono.
In attesa dell'ultimo atto, allora, un'altra volta, l'ennesima volta. E speriamo che non sia un fiasco. May 01 Ben venga Maggio... Finalmente arriva Maggio, anche perchè -francamente- non se ne poteva più. E' tempo che i tempi regolino l'orologio con le stagioni, è arrivata l'ora in cui continuare a ridere si può, ma scherzare no, quello non si può più. E la carovana dei ricordi pare sfilare come un tragicomica processione di carri, battezzati da una pioggia che non ha nulla di primaverile: prima di piantare il nuovo seme, c'è bisogno di ripulire il terreno, c'è bisogno di renderlo fertile e dolce. Per questo motivo le acque dal cielo non possono ancora essere il maggiaiolo licore che rinfresca la tenerezza dei boccioli, esse devono innanzitutto portare a compimento la loro funzione lustrale, catartica, di purificazione. Solo allora il pianto celeste potrà portare frutto, solo allora rinnoverà il verde e desterà dal letargo i terrestri. Nel frattempo, "dietro alle spalle un pescatore, e la memoria è già dolore, è già il rimpianto di un Aprile giocato all'ombra di un cortile". Quante vite avrei voluto, quante vite avrei potuto vivere! Ed invece sto qui, con questa vita che ho, e tutto ciò che mi rimane è questo acquerello di memorie che vanno svanendo nel vortice dell'oblìo. Mutano, cambiano, si evolvono, muoiono per rinascere sotto un aspetto diverso.. In mezzo a questa multiforme varietà, soltanto io resto uguale a me stesso: poco importa se ciò significa non crescere, perchè crescere non significa imparare ad usare il pedale del gas, ma capire quando è necessario utilizzare i freni, di qualsiasi genere essi siano. Vedo ancora nebbia all'orizzonte, invoco Zarathustra affinchè sappia scacciare via i vapori che cercano faticosamente di staccarsi dal terreno: se ne sono convinti, meglio aiutarli nell'impresa, dandogli una mano ad andarsene via. La mia nebbia cerca ancora una forma degna di se stessa, sebbene inizi a dubitare della sua concreta esistenza. Ma ci sarà una poesia anche per questo, prima che sia troppo tardi, quando ogni volto sarà preparato per incontrare altri volti ed anche il sole, camuffato da candida nube, assisterà allo spettacolo bello e terribile di un'alba senza luce. April 26 Memorie di MezzuleSoltanto per non far morire il ricordo.
Voglio scarpe strette e comode, che non facciano rumore, che rendano i miei passi felpati, che non destino dal sonno tutti coloro che importuno. Voglio una maschera di cristallo, affinchè chi mi guarda la possa trapassare e riconoscere che dietro ad essa "io sono sempre io". Anzi, voglio che tutte le mie maschere diventino cristalline. Ma forse non lo voglio davvero, altrimenti lo sarebbero già diventate. Voglio vino che faccia cantare, e ridere, e suonare, e dimostrare a tutti la vera natura delle cose. L'eterno duello tra vita e morte, che si fronteggiano sempre. Il riso è il simbolo della vita, difatti il morto non ride. E tralascio le altre implicazioni.
Ma, in fin dei conti, non chiederò scusa per quello che ho fatto (piuttosto potrei farlo per ciò che non ho fatto), perchè ho fatto tutto secondo coscienza e con cognizione di causa: se c'è qualcuno da mettere alla gogna, questi è il mio cervello, non sono di certo le mie azioni. Tuttavia, perdonami se puoi.
In limine memoriae, un rapido pensiero, un amaro sorriso, un ricordo agrodolce: poichè la pazienza va palesata e non di meno esercitata. E spero che venga apprezzata.
SI IN REBUS SECUNDIS HUMILES FUERIMUS, RES ADVERSAS CONSTANTI ANIMO TOLERABIMUS April 25 Oltre lo schermoUna settimana. E via, tutto da capo, tutto rimescolato nel fluido mazzo dei giorni. C'è un pò di nostalgia nella lancetta che sorpassa e saluta i secondi, c'è quasi una stoica accettazione della propria condizione di sopravvissuta: esistono due tipi di persone, quelle che si fermano e quelle che vanno avanti. Nonostante il numero di coloro che si abbandonano a riposare sui bordi del sentiero, a noi tocca andare avanti. E avanti andiamo.
La sento, è evidente, l'ipocrisia trasuda da queste parole come il sangue esce a gocce da un violento graffio: e, tra la pelle screziata di rosso, si raccolgono rubini d'anima pronti ad avventurarsi all'esterno, pronti a nascere all'armonia dell'aria, pronti a dire al sole "Ci siamo anche noi, facci brillare". E il sangue brilla, eccome se brilla, brilla più dell'acqua, poichè il suo luccichìo è denso, caldo e maturo, mentre l'acqua è pura, innocente e fredda. Le mie parole sudano ipocrisia, e ogni poro è una ferita, ogni forellino è una stilettata chirurgica, trofei di un duello combattuto a suon di lingua e di bisturi. "Tu, hypocrite lecteur! -mon semblable, -mon frère!". Semino grani di ipocrisia, ma la mia ipocrisia è ingenua e ridicola, è misera, è finta. C'è ipocrisia nella finalità di queste parole, esse pagano lo scotto di essere figlie di un'utopia, nutrite nel grembo di pensieri inconfessabili perfino all'inconscio, fuoriuscite grazie alla violenza di un inatteso cesareo. Queste parole non raggiungeranno mai l'obiettivo per il quale sono nate: lo so, lo sento. Ma preferisco credere che ciò sia dovuto ad un difetto di fabbricazione piuttosto che ammettere la loro somma impotenza, questo è poco ma sicuro. Perciò saluto voi, confusi destinatari e nebbiose teleologie: forse un giorno, volgendovi indietro (che sarà l'avanti), scoprirete che c'è sempre stato un qualcosa che vi ha seguiti, proteggendovi e perseguitandovi, qualcosa che ha respirato la polvere dei vostri passi e si è cibato delle vostre ombre, sfamandosi di profumi e di colori. Quel giorno ripensatele e ricordatele, poichè non torneranno un'altra volta. Ed io non sarò là.
Al di là di tutto ciò, è bello vedere che tutto intorno la vita continua: è bello sapere che gli alberi hanno ancora il coraggio di rivestirsi di verde, nonostante le aggressioni ripetutamente subite dall'inverno. Ma la vita è anche quella delle persone, gli animali più interessanti dell'universo, i teatranti perennemente immersi in un'opera tragicomica della quale sono sia attori, sia registi, sia spettatori. E' la vita delle maschere, è la vita dei ruoli, è la vita della non-vita. E detto ciò, trovo che sia in qualche modo buffo ed in qualche modo triste riuscire a pensare a cose come la tesi o i piani di studio, quando la mia barchetta può chiaramente correre acque migliori. La vita continua e scorre così imprevedibile e strana che qualsiasi tentativo di programmazione è suscettibile almeno di un parziale cambiamento. Perchè nel fiume che raccoglie le acque di tutto ciò che passa si trovano anche le essenze intellettuali, mnemoniche, pensanti: anche il pensiero muta, cambia inevitabilmente prima ancora che cambi il mondo.
E questa.. per chi è?
E mi ritrovai volto verso azzurro
Verso il pianeta che ad amar conforta;
Non v'era sole, nè luna era sorta
Eppur tutto brillava in un sussurro.
Cercavo nella pozza d'acqua un volto
Che tra fili argentati riluceva:
Natura in quel bel viso sorrideva,
Un tal ricordo mai mi sarà tolto.
Ma ecco, si susseguono le ore
E nulla turba l'armonia serena
Della celeste e sospirata riva,
Nè ricciolo di vento, nè calore
Risollevato dalla nera rena
Laddove nel silenzio il dì moriva.
April 18 Le due parti Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento era convinto che se guardi negli occhi di una persona puoi vederci non tanto quello che hanno già visto, ma quello che vedranno. Proprio così, diceva "quello che vedranno". Lo sguardo oggettivante, il potere oracolare della vista, la rivalutazione dell'esteriore sull'interiore: tutte suggestioni che si mescolano disordinatamente, nonostante ognuna di esse abbia la sua cagion d'essere. Già. "Già. Dispiace anche a me". La mia persona risulta essere la sintesi di disparati contributi, provenienti dal mio interno e dall'immediato esterno: fin qui nulla di nuovo. Di nuovo c'è l'originale contrapposizione che mi respira dentro con arie differenti, direi contrastive, sicuramente opposte. Arie di diversa nobiltà, di diversa natura, ma comunque facenti parte il mio essere e dunque impossibili da rinnegare. Non sono in vena di abbracciare la disperazione di chi è deciso a non accettarsi per quello che è. E queste arie mi impongono di prendere dei provvedimenti drastici ma -in un certo senso- sensati, poichè ripeto ancora che nonostante la mia proverbiale stranezza sono anch'io una seimiliardesima declinazione dell'essere uomo: per quanto autocomplicato, ho un senso anch'io. Allora boh, la categoria della scelta pare in questo caso quantomeno obbligata, e si sa che le scelte condizionate non sono vere e proprie scelte, ma oggi di questo ci tocca campare. Ho avvertito chiaramente la mia presenza come un frullato di due parti messe insieme, forse perchè guardavo i miei, forse perchè mi vedevo fare un qualcosa che non mi sarei attribuito -ma lo facevo! Eccomi, una sorta di contraddizione che cammina. Il turbinìo interno sbatacchia cieche finestre che si affacciano all'interno, ma al di là di questo vortice ciò che fa la differenza è la concretizzazione che si riesce a realizzare all'esterno. "Non è quello che siamo, ma è quello che facciamo che ci qualifica". Per questo il consiglio dell'interno vede assai rivalutata la scorza rispetto al tenero contenuto; non per vanità o per superficialità, ma perchè quello che esiste deve essere evidente, deve potersi vedere, non può restare nell'ambiguità della penombra. "Non basta amare: occorre anche che la persona che amate sappia di essere amata". Sante parole di un santo. Termino con un nostalgico reflusso di pensiero che mi porta a considerare come certe scelte ti segnano e non puoi più tornare indietro: certe cose capitano una volta sola, e non le recuperi. Alla luce di ciò, sempre da aggiungere alla bacheca delle glorie-che-sarebbero-potute-succedere, dico che mi sarebbe piaciuto diventare dottore. Boh, pare una di quelle affermazioni bambinesche che lasciano il tempo che trovano. Pare un gioco. Ma oggi mamma diceva a babbo "per te è tutto un gioco!". E io sono fiero di aver ereditato un pò dell'uno e un pò dell'altra. Più che parole In una giornata così permeata di parole e di lettura c'è bisogno di scrivere qualcosa, per evitare che tutto ciò cada nell'oblìo. Un tempo esisteva una profezia che parlava di me, diceva che dietro alla mia persona si nascondesse una sorta di mistero, un qualcosa che mi accompagnava da sempre ma che da sempre era rimasto celato agli occhi di tutti. La profezia diceva anche che un giorno questo mistero si sarebbe rivelato, si sarebbe esposto alla piena luce del giorno e sarebbe stato definitivamente chiaro. Oggi i tempi sono cambiati, e tutto quello che riguarda il passato si sfuma in una cortina iridescente che delicatamente forza il confine tra realtà e mito. Mi sento figlio di un qualcosa di alto, l'erede di un'età leggendaria che sopravvive soltanto in minuti spazi di presente. Oggi faccio fatica a prestare fede alle leggende antiche: le stesse profezie si rivelano fallaci, e non è un delitto legato alla loro natura, chè la loro essenza sta a cavalcioni tra il sogno e la materia, sospesa nella nebbia mattutina che si adagia nelle brughiere d'Inghilterra. Ogni profezia porta al suo interno il seme di un granello di verità, poichè non esistono fantasie che non partano dalle limacciose acque del reale. Allo stesso modo, non è concepibile una follia che sia completamente avulsa dalla razionalità umana: per quanto possa apparire pazzo, l'uomo non può produrre altro da ciò che le sue facoltà intellettuali gli permettono di elaborare. E alla fine di tutto ciò, dolcemente disilluso dagli esiti delle profezie incantate, mi ritrovo a pensare ad un'inversa profezia: mi pare proprio che ci sia qualcosa che tutti gli altri mi nascondono, che mi impediscono di vedere, qualcosa di importante che non riesco proprio a scorgere. Non sono più io ad avere qualcosa da nascondere e da dover rivelare un giorno a tutti, bensì quel qualcosa mi sfugge e si rifugia proprio dietro alle ombre degli altrui sguardi e delle parole ascoltate, là dove non posso avventurarmi se non con l'ausilio della mia potente (ma spesso smisurata) immaginazione. Il problema è sempre quello. Il problema non sono gli altri, l'unico problema sono io rapportato a me stesso. Il problema è completare l'opera di riordino, impresa per la quale mi è necessaria una dose di self-control ancora superiore rispetto a quella precedentemente necessaria. Boh. La missione si complica, il quadro non è poi così limpido, le sfumature nascondono rivoli e capriole, ingegnose vie di fuga da una realtà difficile da gestire. Si, perchè da me si va soltanto via, o almeno così sembra. Occorre far parlare i tempi, occorre far confessare i personaggi sulla scena. Occorre interrogare la natura e quanto essa contiene: solo allora sarà possibile parlare con cognizione di causa, solo allora potrò passare dalla nostalgia del μῦθος alla basilarità del λόγος. April 16 Aria C'è del dolce e dell'aspro in quest'aria profumata che prelude ai tepori estivi e alle radiose giornate di Maggio, anche oggi che il sole c'è ma non si vede. Respiro nuove note, melodie che da sempre mi hanno rasentato senza toccarmi, musiche che adesso si insinuano qui dentro senza clamore, senza effrazione, senza rumore. Nuovi fili avvolgono l'interno tenero e antico, o forse sono antichi fili che avvolgono per la prima volta un interno tenero e nuovo. Ma non si ottiene nulla senza sacrificio, ed allora ecco che sulla superficie appena increspata del pensatoio affiorano dubbi davvero nuovi, considerazioni terribili e vive che parlano di me e del mio futuro. Cosa ho ottenuto, cosa ottengo dalla scelta compiuta? Cosa imparo? Ho ben chiara l'entità della perdita, ma dov'è il profitto? Resto qui a ripetermi che dubitare è segno di vitalità mentale, è sintomo di approccio critico, è costante controllo di ciò che accade. Fatto sta che non posso permettermi il lusso di rendere la ricerca di un metodo un vero e proprio metodo: non posso perpetuare il mio ir fugitivo pretendendo di trovare nella mutevolezza dell'incostanza il principio al quale ancorarmi. Perchè spesso la gente merita qualcosa di più della verità, spesso meritiamo che la nostra fiducia, i nostri sogni, le nostre aspettative vengano debitamente ricompensati. Anche con qualcosa che si distacchi dalla realtà, con qualcosa che sia un pò di più e un pò di meno della realtà stessa, con qualcosa che -essendo diverso- possa essere migliore. E nonostante le parole vergate, nonostante i pianti di fango versati, nonostante un'atmosfera che pare rarefatta in un sottovuoto, tornano alle narici gli odori frizzanti di questo lento preludio estivo, che anticipa l'estate e che riporta alla mente l'incombenza delle scadenze imminenti. E tutto sommato mostra e dimostra come il presente sia sempre allacciato al passato, perchè in fondo il presente è un passato che è cresciuto, perchè questo dolce tempo tornerà sempre di anno in anno con il suo carico di boccioli appena fioriti, sempre con un giro di corteccia in più per prepararsi all'inverno malvagio. Il tutto racchiuso in un piccolo globo imperfetto che sa di treno, di sole, di fatica e di ogni altra cosa buona. April 13 Elogio della volontà Where there's a will, there's a way. E' il motto di oggi, è la
frase-guida del momento più particolare della giornata fin qui
trascorsa. Coperto dalle spine, circondato dai rovi, immerso in quella
natura che ci viene descritta come totalmente inadeguata all'uomo, come
un'entità ostile tutta racchiusa nella sua atechnìa. Perchè
alla fine è proprio vero: il mondo non ti aspetta, il mondo non sta lì
a girare per compiacere i tuoi subbugli più o meno latenti. Nessuno ti
regala niente, nessuno vuole perdere qualcosa. Ed è giusto e bello che
sia così, perchè la più grande soddisfazione ottenibile è nel gioire
del risultato delle proprie azioni coscienti, non nel ricevere
passivamente un dono piovuto da chissà dove. Ogni uomo è faber sui, artifex sui, faber fati:
ognuno è responsabile della propria realizzazione o del proprio
fallimento (echeggio consapevolmente il "De homini dignitate" di Pico),
ed il discrimine che separa le due strade è costituito dalla volontà di
ognuno di noi. La volontà è tutto; non come forza incoercibile e cieca,
ma come impulso consapevole e profondo (quindi vero) che abilita a
spaccare le montagne e ad attraversare foreste di rovi. La volontà è
tutto. E poco importa se la volontà è fonte di sofferenza, se causa
ostilità e problemi: poichè se è vero che è meglio essere folli con le
proprie idee piuttosto che saggi con quelle altrui, allo stesso modo è
meglio un'esistenza di ostacoli affrontati in nome del proprio volere
piuttosto che una vita passata ad adagiarsi sulle scorciatoie che altri
hanno scelto per noi. E' meglio lasciar perdere tutto e partire su due
piedi alla ricerca della propria stella cadente ("Go and catch a
falling star"), è meglio plasmare questo corridoio d'argilla con le
proprie mani, anche a costo di sporcarsi e di faticare.Ed ecco
"L'aquilone" di Pascoli: "o morto giovinetto/ anch'io presto verrò
sotto le zolle/ là dove dormi placido e soletto.../ meglio venirci
ansante, roseo, molle/ di sudor, come dopo una gioconda/ corsa di gara
per salire un colle!". Pascoli e Nietzsche, accomunati non a caso
proprio dalla poetica del fanciullino: differente per certi versi,
affine per certi altri. Ma la volontà è un tratto comune anche ad altre
categorie: pensiamo all'appetizione, ovvero allo stimolo, allo
sforzo che ogni cosa mette in atto nel tentativo di migliorare se
stessa, nella continua tensione al superamento di se stessa. Non c'è
miglior soddisfazione che fare della propria vita ciò che si desidera
farne. Il capolinea dei desideri è qui sulla terra, l'unica realtà
adatta a soddisfare compiutamente l'affascinante ed umanissima
categoria del sogno. Where there's a will, there's a way. April 12 Din don dan [Ah, finalmente una Pasqua davvero degna! Tutto molto buono, tutto molto assimilabile e commestibile, tutto a portata d'ingegno! Ancora auguri a tutti! Detto ciò..] Il mare dei pensieri dà il benvenuto a nuovi contributi, nuovi affluenti che graditamente si mescolano alle correnti già presenti. E come è bello vedere la torre che si allunga sempre più verso il cielo, verso il suo cielo, verso quel cielo promesso da una profezia antica.. Come è bello vedere l'albero che passo dopo passo aggiunge un nuovo giro di corteccia al suo tronco, che protegge la sua natura più dolce e tenera con l'acquisizione di ciò che il tempo richiede. Come è bello.. I nuovi fiumi che ricevo sono nuovi fino a un certo punto, perchè paiono le stesse acque del passato filtrate dal setaccio dell'esperienza, del vissuto, quella grandezza inestimabile che non si può comprare nè ottenere se non attraverso l'esercizio del quotidiano. Ed è qui che sta un'altra chiave, ovvero nella ripetizione, nel riscoprirsi sempre nuovi ed interessanti, nel saper preservare un pò di poesia per la prosa di ogni giorno. Perchè al di là della mutevolezza dell'Essere che si manifesta in tutte le sue declinazioni (cambiano le persone, cambia il mondo, perfino la terra si scuote e si rifà il manto), io esisto ed esisto sempre uguale a me stesso, e sto qui proprio per essere copula mundi, per testimoniare che c'è un filo che effettivamente lega ogni sfaccettatura del reale. E attenzione: la fedeltà dell'immanenza, cioè del rimanere sempre identici a se stessi, non è una dichiarazione di stantìa passività, non consiste nel restare incapsulati nel proprio bozzolo di seta. Significa piuttosto affrontare a viso aperto ogni sfida, ogni triade, ogni travaglio del negativo, perdersi per ritrovarsi con una maggiore consapevolezza. Io sono io non perchè sono rimasto e rimango distante nel mio piccolo mondo fatato, ma perchè nell'evoluzione che coinvolge il mio essere ho trovato e trovo ancora i tratti che mi distinguono e che mi rendono unico, quel piccolo quadratino che sta lì come un certificato di garanzia. Ed amo tutto ciò, perchè l'amor fati (lo ripeto ancora), se capito bene, è una delle più alte espressioni dello spirito umano e del rapporto che esso tesse con il tempo, fin dal giorno in cui il tempo ha iniziato a scorrere. L'hai mangiate tu le fragole da nonno oggi? Sì Buone eh? Mi ci viene ancora l'acquolina in bocca.. Il tempo è passato abbastanza in fretta, forse anche troppo, e i "lavori" di questo ambiente sono ancora in fase abbastanza primigenia... Tuttavia questo strumento sta forse assumendo una sua funzione, quasi come un sentiero sul quale si possono ancora scorgere tracce fresche e meno fresche, segni del passaggio di quegli "dei che sono fuggiti"... Anyway, il domani promette bene, anche se non si sa precisamente cosa prometta! :) Ma forse è giusto che sia così, no? Bienvenidos a todos, hoping you''ll enjoy this space/blog! à bientot! LuCaLeO
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