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    August 17

    Note di rientro [III]

    Dalle memorie dell'agenda spagnola

    Sono appena partito da Roma Termini, con la notte nel finestrino e due tipi poco raccomandabili alla mia sinistra. Piedi scalzi sui sedili, parlata napoletana che parla di lavoro. Lavorano, o almeno così sembra: parlano di ferie, di divertimento, di altri loro amici. Porca miseria, non bestemmiano. Discoteche all'aperto. MiVida. E' quello che ho pensato ieri sera, sotto il cielo del tendone, in quella che sembrava una discoteca all'aperto, se ancora mi ricordo come. Spagna. Espana, grande Paese, grandi ragazzi, che ridere sull'autobus, pazzi! Cuore spagnolo, forse c'è un pò di Spagna anche nel mio. E' comodo avere un animale feroce per amico: nessuno ti viene a scocciare. Roma Tiburtina. Grandi spagnoli, come la maglietta che porto, come i balli e le giravolte, i trenini, l'anima cattolica che respira cantando al Signore, e cambia mentre canta. Spagna, gran Paese -in passato sottovalutato, in presente rivalutato, in futuro da visitare. O forse da rimanerci, chissà? Perchè ho sempre dato per scontato che la mia vita è qui, a portata di mano, ad un passo. Ma potrebbe anche non essere così. Potrebbe. L'alternativa va considerata, come dice Simon-Pierre Voltaire. Ognuno la pensa a modo suo.
    Starnuto! Forse sono allergico a qualcosa, in questo treno. Passa il controllore. Uno dei due se ne va, probabilmente in bagno per evitare il controllore che sta arrivando. E' così, lo fanno tutti. Ci ho pensato spesso anch'io, come ho pensato spesso a tante cose poco nobili. Il biglietto, il servizio. Il rispetto. Scendiamo da questa biga e vediamo come gira davvero il mondo. Sono allergico a qualcosa, in questo treno. Sono allergico alla fine dei sogni, sono allergico al viaggio che pare annullare tutto, il reciproco rispetto all'esperienza, l'elemento neutro, figlio dei due. Tosse. Polmoni. Aria. Mi vedrete a letto, mentre leggo o perdo tempo. Il primo relatore dice: "l'unico modo per realizzare un sogno è svegliarsi". E se bastasse il sogno? E se questo treno mi permettesse di scrivere come si deve? Campane sul viaggio, campane sul sogno. 23:07.
    Penso di dover ringraziare qualcuno, penso sempre che ci sia qualcuno da ringraziare. E come non ringraziare i miei allegri compari di Roma? Mi hanno insegnato più loro in una settimana che certa gente in due anni. E se c'è chi dice che la vita è brutta o è da rifare, io dico che la mia è bella e ne sono felice e fiero. Io parlo per la mia, gli altri dicessero pure per la loro. Dicessero? Bah! Bello. Ho imparato che c'è una lingua che ci accomuna tutti, qualunque sia la nostra provenienza. E' il linguaggio del silenzio. Il silenzio è ciò che mi ha stupito più di ogni altra cosa. Più di trecento in silenzio, tutti insieme, tutti d'accordo. Tutti rivolti nella stessa direzione. Amare non significa guardarsi l'un l'altra, ma guardare insieme nella stessa direzione. Meditate, gentes: io meditai, e feci male.
    Le luci carezzano il dorso dei treni che dormono sui binari, beati loro. Luci da stadio, fiori esili, alti e luminosi. Orte. Il mondo passa anche da qui. E se è vero, allora basta sedersi qui, su questa panchina di pietra sporca e diroccata, basta sedersi qui e aspettare che la carovana del mondo ti porti davanti agli occhi quel suo pezzettino che ti è stato promesso. Perchè, da qualche parte, quel pezzettino vive e respira, occupa un certo volume, insomma esiste. E si riparte.
    Bandiera a scacchi, bandiera croata, tovaglia. I due sudici, qui a fianco, parlano d'amore. L'amore salva il mondo, un pò come la Croazia. L'amore per la bellezza salva il mondo. La bellezza è quel fiore che tutti dovrebbero assaggiare col naso e che nessuno dovrebbe mai cogliere. Siamo nobili, almeno in questo, siamo signori. Il denaro rende l'uomo ricco, l'educazione lo fa signore.
    Nera Montoro è triste, è lugubre, c'è atmosfera da tomba di Giulietta. O da resurrezione di Voldemort. Maledetta lettera, è sempre presente! Anche nelle città! Subito ripartiti. Nera Montoro non è Orte, Lettere non è Medicina, l'arancia non è la mela, A è diverso da B. E grazie tante a tutti, non me ne ero accorto. 23:36.
    Narni, siamo in ritardo. Ma anche questa non è una novità. E' così che il mio pensiero si fluidifica, in queste crepe esso attecchisce e si insinua, un parassita in costante competizione con il principio della realtà. O forse sono alleati? Le crepe dell'uno sono la vita dell'altro, si compensano, due fratelli gemelli separati alla nascita. La giungla e gli animali.
    Luci inspiegabilmente consuete mi dicono che siamo a casa.

    Comments (1)

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    veronicawrote:
    Bello..molto da libro che leggerei..:)
    Aug. 18

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